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cosa pensa un nuotatore

Cosa pensa un nuotatore mentre si allena

Cosa significa davvero essere un nuotatore, sotto la superficie? L’acqua per i nuotatori è un po’ come una seconda pelle che fa da filtro ai pensieri più intimi e istintivi. L’acqua è davvero il loro naturale confidente o è una barriera che va espugnata per arrivare a meta nel minor tempo possibile? È conduttrice dei loro pensieri o li azzera con un colpo di spugna?

Noi curiosi di togliere cuffia e occhialini a questi prodigi della piscina per capire finalmente cosa passa per le loro teste clorate quando sono a tu per tu con l’elemento a loro più familiare, abbiamo convocato piccole promesse, giovani nuotatori ed atleti rampanti del Forum Sport Center per chiederglielo. Dopotutto l’acqua della piscina Forum li ha accolti, allevati, educati a diventare uomini, donne e in molti casi campioni e, non potendo chiederlo direttamente a questa soffice levatrice, abbiamo intervistato 2 nuotatrici e 2 nuotatori che lì si allenano per sapere se, in fondo, la condivisione di questo habitat ha portato loro gli stessi consigli di una confidente amorevole.

Simone, a cosa pensi quando sei in acqua?

Atleta: Simone Murzilli

Età: 18 anni

Stile di nuoto preferito: Stile libero

Atleta a cui ti ispiri: Luca dotto

La gara più importante: il primo tempo nei 50 metri in stile libero ai campionati italiani di categoria.

Qui esisto solo io, l’acqua e il tempo di gara!

Simone Murzilli comincia la scuola nuoto al Forum Sport Center di Roma a 4 anni e per 10 anni continua la sua piccola grande lotta per portare a termine gli impegni scolastici perché quelle giornate pigre tra TV, libri e videogames proprio non fanno per lui che non vede l’ora di lasciare la sonnecchiante vita domestica per il suo allenamento quotidiano in piscina. Una vita con la borsa sempre pronta, sempre con le ciabattine a portata di piedi e l’acqua clorata della piscina che esercita un’attrazione gravitazionale irresistibile fino a che non si tuffa e la leggerezza dell’acqua prende il sopravvento.Quando mi alleno stacco la spina, penso solo al nuoto, sono unicamente concentrato sull’obiettivo: l’effetto che mi fa è quello di evasione totale dalla routine di tutti i giorni. Qui esisto solo io, l’acqua e il tempo di gara!” E te lo dice con la maturità ed insieme incoscienza di chi affronta allenamenti e gare con la grinta e l’energia totalizzante dei 18 anni, senza mezze misure, senza compromessi e senza troppe geometrie mentali. “Durante le gare, non penso a niente e, al massimo, l’unica cosa che sento sono le urla dell’allenatore!” Almeno così sembra, finchè non aggiunge quello che non ti aspetti: “In realtà, in gara, conto le bracciate, soprattutto durante il lavoro centrale (soglia, aerobico e V2max). Numero di bracciate e controllo della respirazione mi indicano dove sto andando. ”

Per poi ritrovare la sua spensieratezza e, alla domanda, cosa pensi quando sei sott’acqua, lontano dalla pressione della gara: “Quando il lavoro è più ripetitivo canticchio quello che ho sentito in radio un attimo prima. Quando sono arrabbiato per cose personali o ho avuto un brutto voto a scuola, nuotare diventa una valvola di sfogo, una vera e propria terapia.

Dai 14 anni mi sono appassionato sempre più finché il nuoto è diventato uno stile di vita: mi alleno tutti i giorni, 2 ore al giorno e, in aggiunta, faccio palestra.  Non mi manca la terraferma quando sono in acqua. Quello che più mi motiva a continuare è la gara e il tempo limite di categoria nazionale giovanile.

Insomma l’acqua della piscina può essere proprio paragonata ad un sesto senso se lo stesso Phelps ha detto: “Mangiare, dormire e nuotare è tutto quello che so fare.”

Non perderti la prossima intervista ad una giovane promessa del nuoto!

Comincia subito la scuola nuoto al Forum

 

 

 

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