Quanta attività fisica devono fare i bambini?

Sveglia presto, colazione veloce, scuola, compiti, videogame, TV, corso d’inglese, di pongo, di Lego creativo, persino di piccolo chef e lo sport? I nostri bambini sono super impegnati come se dovessero diventare dei guru in qualsiasi cosa facciano ma spesso capita che trascurino la cosa più importante: il movimento. Le linee guida della Conferenza Stato Regione pubblicate qualche giorno fa sul sito del Ministero della Salute hanno stabilito, in base alle raccomandazioni dell’OMS, di quanto è necessario aumentare il numero di persone fisicamente attive: il 30% degli adulti e il 15% degli ultra 64enni. Le stesse linee guida vanno ad interpretare attraverso comportamenti e azioni comuni da parte di tutte le istituzioni coinvolte (famiglia, scuola, sanità ecc.) le regole sull’attività fisica dell’OMS, anche per i bambini. I bambini, infatti, sviluppano le loro scelte all’interno della società che è responsabile dei modelli educativi che propone. E’ come dire: se vuoi che tuo figlio faccia sport, devi dargli innanzitutto il buon esempio, motivarlo, dargli sempre un motivo in più per crederci, seguirlo nei suoi inciampi come nei suoi successi.

L’attività fisica terrà lontano tuo figlio da moltissime patologie tumorali, come il tumore al seno o al colon, cardiovascolari come infarti e ipertensione e metaboliche, come obesità e diabete.

Bambini e sport: quanto e come

Secondo l’OMS i bambini devono svolgere 60 minuti giornalieri di attività fisica quotidiana di intensità moderata-vigorosa ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscoloscheletrico almeno 3 volte a settimana. Sembra semplice ed invece è un obiettivo molto complesso tanto che il Ministero ha pubblicato un documento di 75 pagine solo per definirne le modalità di attuazioni. Innanzitutto, è un obiettivo che può essere realizzato solo con l’aiuto di famiglia, pediatra e scuola: ecco alcune strategie per integrare il movimento nella vita di tuo figlio nel modo più naturale possibile.

  1. Stile di vita, non solo palestra: il bambino fin dai primi mesi dopo la nascita deve avere uno stile di vita attivo. Si può cominciare incoraggiandolo a fare dei giochi di movimento. La scelta dello sport o dell’attività fisica avverrà più avanti ma comunque bisogna ben tenere presente che, al di là della frequenza sportiva, il movimento va promosso anche in altre situazioni: a scuola bisognerebbe incoraggiare “pause attive”; in famiglia uscire all’aria aperta per trascorrere la domenica in bicicletta, pattini, passeggiate ecc.
  2. Evitare il drop-out: la soglia dell’età prepuberale e dell’adolescenza si può considerare una finestra dove l’apprendimento motorio del bambino è massimo. Sfortunatamente, spesso, è questa l’età dell’abbandono dello sport praticato e quindi anche la fase di maggior rischio per l’adozione di comportamenti sedentari che poi sarà sempre più difficile scardinare. Questo accade per la troppa pressione e competitività, aspettative insostenibili, mancanza di divertimento e di socialità. Ecco perché è fondamentale, in questa fase l’ascolto, il dialogo con i genitori e con l’istruttore così come incoraggiare anche altre forme di svago sportivo: le linee guida, in particolare, parlano di tutte quelle attività destrutturate che hanno come campo di azione la strada (parkour, street dance, hip hop, skate, monopattini, snowboard, giocolerie), per le quali i ragazzi si auto-organizzano, con grande libertà espressiva.
  3. Ruolo del pediatra. Il pediatra è davvero importante nel sostenere le scelte della famiglia e nell’attività di counselling. Può infatti consigliare l’attività sportiva giusta in base all’età e alle condizioni cliniche del bambino, può suggerire delle strutture fidate dove fare sport , insieme ai consigli alimentari.
  4. Importanza di un approccio adatto all’età: per evitare l’abbandono in fase adolescenziale o anche prima è spesso necessario che i genitori cambino atteggiamento rispetto allo sport e non carichino il figlio di aspettative impossibili in un’età del tutto inadeguata. Il rapporto con il pediatra è fondamentale in questo senso perché può far percepire ai familiari l’importanza dell’attività fisica, in via prioritaria, come strumento di salute e crescita psico – fisica e non di competizione insostenibile.
  5. Tipo di attività fisica. Nella fase adolescenziale in cui l’apparato muscolo – scheletrico si sta sviluppando è importante che la crescita fisica e muscolare sia equilibrata, allenando la parte cardio per migliorare le funzioni cardiorespiratorie, la resistenza e il potenziamento muscolare attraverso l’uso di grandi attrezzi differenziati (palco di salita, scale, spalliere, ecc.).

Se tuo figlio è attivo oggi avrai vinto la tua battaglia contro la sedentarietà per il suo domani!

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